Vi racconto la mia prima giornata di pesca con mio figlio

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giornata di pesca

Era la seconda domenica di aprile e ricordo che sole fece capolino verso le sette nella stanza di mio figlio quando lo andai a svegliare.
Come ogni mattina non fu un’impresa facile farlo uscire dal suo letargo, ma mi bastò presentarmi con la canna da pesca in mano per farlo sobbalzare dal letto ancora inebetito urlando
“Si va a pescare, finalmente si va a pescare”.
Dieci minuti dopo eravamo già sul furgone, non riuscì nemmeno a fargli fare colazione tanto era l’eccitazione ed una volta arrivati al lago lo vidi aprire la portiera in fretta e furia e correre subito verso la riva.
“Marco aspetta, non allontanarti”
urlai, e lui si voltò verso di me indicandomi di correre e portare subito l’attrezzatura occorrente come se avessimo un tempo da rispettare. Niente mi poteva far più felice che vederlo entusiasta e vivo. Quel momento per lui era semplice svago mentre per me era vera e propria terapia antidepressiva.
“Papà io mi siedo su questo sasso e mentre prepari le esche controllo se ci sono pesci”.
Fu subito lui a prendere le redini della situazione e ad improvvisarsi capo supremo di brigata, nonostante fosse il suo primo giorno di pesca. Io lo assecondai preparando tutto e sedendomi dietro di lui per aiutarlo a tenere tesa la canna da pesca.
“Se pesco un pesce lo porto io a mamma e questa sera lo mangiamo, tanto ho già imparato”. Io sorrisi e gli dissi di stare attento perchè la pesca era una sintesi di silenzio e tecnica. Da quel momento non parlò più e quando io gli chiesi
“Marco hai freddo?”
mi rispose
“Shhh altrimenti non abboccano”.
Appena mi rilassai contemplando la sua nuca e annusando il profumo dei suoi capelli vidi il galleggiante andare sott’acqua e Marco urlare
“L’abbiamo preso, tira forte papà”.
Gli risposi che quello era solo il primo atto e che da lì a qualche minuto avremmo dovuto ingaggiare un vero e proprio duello con il pesce.
Lui si fece serio ed iniziò a seguire ogni mio movimento in modo diligente. Io avrei voluto che quel momento durasse in eterno perchè lavoravamo all’unisono io e mio figlio e avrei voluto che ci fosse qualcuno a fotografarci o anche solo a vederci.
Esattamente tre minuti dopo riuscimmo ad averla vinta e portammo a riva una carpa di grosse dimensioni.
“Marco ce l’hai fatta”
urlai e lui saltellando si avvinghiò al pesce senza alcuna remora e lo portò verso di me dicendomi
“Sono un pescatore come te papà !”.
In quel momento misi il pesce nella cesta, ma avrei voluto tanto abbracciarlo per dirgli che probabilmente sarebbe diventato molto più bravo di me, avrei voluto fargli tutti quei complimenti di cui ero stato privato io durante tutta la mia infanzia. Ero convinto che dare qualcosa a mio figlio potesse compensare in parte la mancanza di affetto che provai io da bambino.
Dopo la nostra prima facile e veloce vittoria nei confronti del lago subimmo quattro ore di miserabili sconfitte durante le quali non mancarono però le chiacchere e i giochi con i sassi in acqua. Marco si appoggiò ripetutamente a me per entrare con i piedi nel lago per paura di scivolare ed il suo contatto, le sue risa, il primo sole primaverile ed il vento caldo formarono sin da subito un connubio di armonia e tranquillità che non avrei mai più voluto abbandonare. In poche parole non fui mai così vicino al paradiso come in quel giorno, tutto raggiunse in poco tempo un livello di perfezione mai vissuto prima.
Fu’ l’oscurità a sorprenderci e ad indicarci il momento per tornare al furgone. Anche i momenti migliori devono finire prima o poi, pensai in quell’istante, con la consapevolezza però che avrei potuto rivivere tale sensazione la domenica successiva e quella ancora dopo volendo.
“Papà porto io il pesce alla mamma e Domenica mi piacerebbe tornare ancora”
disse Marco.
Io gli risposi sorridendo che se avesse fatto il bravo forse lo avrei portato nuovamente a pescare con me. Non dargli la certezza era un retaggio del mio passato, ma in cuor mio avrei voluto dirgli che nulla mi avrebbe fatto più piacere che trascorrere un’altra domenica con lui, un’altra Domenica insieme, un’altra domenica al lago da soli a guardarlo crescere e a guardarmi rinascere.